Hai il reflusso? La causa potrebbe non essere lo stomaco: cosa rivela un nuovo studio su SIBO e microbiota intestinale

Uno studio del 2025 rivela un forte legame tra reflusso gastroesofageo, SIBO e microbiota intestinale. Ecco cosa hanno scoperto i ricercatori.

Dott. G. Eros Buonarota - Biologo Nutrizionista | Certified Functional Medicine Pratictioner - Milano

6/29/20266 min read

Reflusso gastroesofageo e Microbiota intestinale: un legame più stretto di quanto pensassimo

Se soffri di reflusso gastroesofageo (quella sensazione di bruciore dietro lo sterno, magari accompagnata da rigurgito acido), probabilmente hai già sentito parlare di dieta, peso, fumo o stress come fattori scatenanti. Ma uno studio pubblicato a inizio 2025 sul Journal of Inflammation Research aggiunge un pezzo al puzzle che in pochi conoscono: il legame tra reflusso e un disturbo chiamato SIBO, la proliferazione batterica nell'intestino tenue, analizzando per la prima volta in modo sistematico la loro correlazione, integrando dati clinici, breath test, sequenziamento 16S rRNA e metabolomica fecale. Vediamo cosa hanno scoperto i ricercatori e perché potrebbe interessarti.

Cos'è la SIBO, in breve

Normalmente l'intestino tenue è una zona relativamente "povera" di batteri, perché l'acido gastrico e la bile fanno da barriera difensiva. Quando questo equilibrio si rompe, i batteri possono moltiplicarsi in eccesso in quella sede: è la SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth). I sintomi tipici sono gonfiore, dolore addominale, diarrea e alterazioni dell'alvo, disturbi che molte persone con problemi digestivi conoscono bene. La diagnosi si fa con un test del respiro (breath test) che misura idrogeno e metano: i batteri in eccesso fermentano gli zuccheri e producono questi gas, che vengono poi "letti" nell'aria espirata.

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Reflusso gastroesofageo e SIBO, lo studio: 394 persone messe a confronto

I ricercatori dell'ospedale Beijing Shijitan, in Cina, hanno analizzato quasi 400 pazienti sottoposti sia a gastroscopia che a breath test, per capire se reflusso e SIBO viaggiano davvero insieme e più precisamente :

  • Gastroscopia con classificazione endoscopica secondo Los Angeles e diagnosi differenziale NERD vs RE (reflux esophagitis)

  • Breath test idrogeno-metano con lattulosio (criteri ACG 2020: incremento H2 >20 ppm entro 90 minuti, oppure CH4 >10 ppm in qualsiasi momento)

  • Sequenziamento 16S rRNA

  • Metabolomica

  • Questionario GERD-Q (cut-off ≥8 per sospetta GERD)

Su 394 pazienti, 287 (72,8%) sono risultati positivi al breath test (270 CH4-positivi, 97 H2-positivi). L'associazione tra GERD (o MRGE) e positività SIBO complessiva ha raggiunto significatività statistica Tra i pazienti con SIBO positiva, il reflusso era significativamente più frequente che tra quelli senza SIBO. Un dettaglio interessante riguarda il legame più forte con la forma di SIBO che produce metano (IMO) rispetto a quella che produce idrogeno. In altre parole, non tutte le SIBO sono uguali, e quella "a metano" sembra accompagnarsi più spesso al reflusso. Quando i ricercatori hanno fatto i conti con un modello statistico più rigoroso (la regressione logistica, che tiene conto di più fattori insieme), il reflusso è risultato un fattore di rischio indipendente per la SIBO. Significa che la relazione non è solo una coincidenza dovuta ad altri fattori comuni: il reflusso, di per sé, aumenta la probabilità di sviluppare proliferazione batterica intestinale. Un altro dato collaterale interessante riguarda l'ipercolesterolemia totale, risultata associata a SIBO, supportando l'ipotesi di un coinvolgimento della SIBO nell'alterazione del circolo entero-epatico degli acidi biliari.

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Gastroprotettori e farmaci antiacido? Non sono i colpevoli (almeno a breve termine)

Uno degli obiettivi primari dello studio era chiarire il ruolo dei farmaci acido-sopprimenti nello sviluppo di SIBO, tema ancora controverso in letteratura. Da anni si discute se i farmaci che riducono l'acidità gastrica, come gli inibitori di pompa protonica (i famosi "gastroprotettori"), possano favorire la SIBO, riducendo la barriera acida che tiene a freno i batteri. Lo studio ha analizzato tipo di farmaco, dose e durata d'uso, e la sorpresa è che nell'uso a breve termine e a basso dosaggio non è emersa alcuna associazione significativa con lo sviluppo di SIBO. Attenzione però: i pazienti dello studio usavano questi farmaci per pochi giorni (in media 9-10), un periodo troppo breve per intaccare seriamente l'equilibrio batterico. Altri studi citati dagli stessi autori indicano che l'uso prolungato (oltre un anno) resta invece un fattore di rischio più solido, specialmente nelle persone anziane. Quindi: nessun allarme per chi prende un gastroprotettore per qualche settimana, ma la cautela resta valida per chi lo usa cronicamente.

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Il ruolo del Microbiota: i protagonisti si chiamano Bacteroides

La parte più innovativa dello studio riguarda l'analisi del microbiota fecale (tramite sequenziamento genetico) in un sottogruppo di 24 pazienti (5 SIBO negativi, 19 SIBO positivi con GERD/MRGE). Chi aveva sia reflusso che SIBO presentava un microbiota intestinale visibilmente diverso da chi non aveva nessuna delle due condizioni:

  • A livello di phylum: aumento significativo di Proteobacteria, Actinobacteria e Fusobacteria nei pazienti SIBO+/GERD+, con riduzione di Verrucomicrobia. I phyla dominanti in tutti i gruppi restano comunque Bacteroidetes, Firmicutes e Proteobacteria.

  • A livello di genere: riduzione di Escherichia-Shigella, Prevotella e Megamonas; aumento marcato del genere Bacteroides.

  • A livello di specie: incremento significativo di Bacteroides uniformis e Bacteroides plebeius; riduzione di Escherichia/Shigella flexneri e Prevotella copri.

Questo dato è curioso perché il Bacteroides uniformis è generalmente considerato un batterio "buono", capace in altri contesti di favorire il metabolismo e regolare il peso corporeo. I ricercatori ipotizzano che, in presenza di reflusso e di una motilità intestinale più lenta, questi batteri restino più tempo nell'intestino e si moltiplichino in eccesso, contribuendo proprio alla produzione di metano di cui parlavamo sopra.

Anche il metabolismo cambia

Oltre ai batteri, sono cambiate anche le sostanze prodotte dal metabolismo intestinale (i cosiddetti metaboliti). La via metabolica più alterata nei pazienti con reflusso e SIBO insieme riguarda i trasportatori ABC, proteine che si occupano di spostare zuccheri, grassi, sali biliari e vitamine attraverso le membrane cellulari. Quando questo sistema di trasporto non funziona bene, può favorire sia gli squilibri nutrizionali che la proliferazione batterica stessa, un meccanismo che in futuro potrebbe diventare un bersaglio terapeutico.

Reflusso e SIBO in sintesi

Gli autori propongono quindi un modello bidirezionale:

  1. GERD (MRGE) → SIBO: l'alterazione della barriera acida gastrica (pH normale 0,9–1,5, barriera mucosa 5,5–7) e la disfunzione dello sfintere esofageo inferiore facilitano la traslocazione batterica verso l'intestino tenue.

  2. SIBO → GERD (MRGE): la fermentazione batterica produce gas (H2, CH4) che aumentano la pressione endoluminale, rallentano lo svuotamento gastrico e il transito intestinale, favorendo il reflusso retrogrado.

  3. Ruolo specifico del metano: il CH4 rallenta la motilità GI, prolungando il tempo di permanenza del Bacteroides, batterio metanogeno per eccellenza, in un circolo che si autoalimenta.

Quindi :

  • Reflusso e SIBO spesso convivono, e non per caso: chi ha il reflusso ha più probabilità di sviluppare anche una proliferazione batterica intestinale, indipendentemente da altri fattori.

  • Il tipo di SIBO conta: quella a metano sembra più legata al reflusso di quella a idrogeno.

  • Gli antiacidi usati per breve tempo e a basso dosaggio non sembrano essere la causa principale della SIBO, il problema, se c'è, riguarda piuttosto l'uso prolungato nel tempo.

  • Il microbiota intestinale conta, e specifici batteri come il Bacteroides uniformis potrebbero essere coinvolti nel meccanismo che lega le due condizioni.

Conclusioni

I dati confermano un'associazione statisticamente robusta tra GERD e SIBO, con un possibile ruolo prioritario della componente metanogena (Bacteroides spp.) e della via degli ABC transporter come meccanismo patogenetico condiviso. Dal punto di vista clinico-pratico, il dato sull'assenza di correlazione tra terapia antisecretoria a breve termine/basso dosaggio e SIBO è rilevante per la pratica prescrittiva, mentre resta da chiarire il ruolo della terapia cronica con PPI, già supportato da letteratura precedente come fattore di rischio indipendente. Va detto con chiarezza però che si tratta di uno studio osservazionale, condotto in un solo ospedale e su un campione di dimensioni moderate (specialmente per l'analisi del microbiota, fatta su appena 24 persone). Questo significa che lo studio mostra una correlazione, non una prova certa di causa-effetto. Servirebbero studi più ampi, multicentrici e nel tempo per confermare questi risultati e capire se intervenire sul microbiota possa davvero aiutare a curare il reflusso.

Se soffri di sintomi digestivi persistenti, gonfiore, bruciore, alterazioni dell'alvo, vale comunque la pena parlarne con un professionista, perchè a volte la causa "vera" non è dove la cerchiamo.

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Nota : Questo articolo ha finalità puramente informative e non sostituisce in alcun modo il parere del medico o di altri professionisti della salute. Evita il “fai da te”: ogni percorso terapeutico deve essere personalizzato e valutato insieme al tuo specialista di riferimento.

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Chi sono

Sono il Dott. Giuseppe Eros Buonarota, biologo nutrizionista (Certified Functional Medicine Pratictioner) specializzato nei disturbi intestinali (IBS, SIBO, disbiosi e microbiota). Da oltre 10 anni lavoro nell’ambito dell’endoscopia digestiva e della gastroenterologia, occupandomi quotidianamente di patologie gastrointestinali e seguendo pazienti con disturbi intestinali cronici.

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