Tè di foglie di olivo contro la SIBO: Elimina i sintomi e l'88% di breath test si negativizza. E' l'alternativa naturale agli antibiotici?

Un piccolo studio del 2025 ha acceso i riflettori sul tè di foglie di olivo come possibile trattamento naturale della SIBO. Il dato più sorprendente? Dopo due mesi, l’88% dei partecipanti trattati aveva un breath test risultato negativo. E' l'alternativa naturale a Normix e antibiotici?

Dott. G. Eros Buonarota - Biologo Nutrizionista | Certified Functional Medicine Practitioner | Trained Monash University | Milano

8/10/2026

te o infuso di foglie di olivo per disbiosi e disturbi gastrointestinali
te o infuso di foglie di olivo per disbiosi e disturbi gastrointestinali

Tè di foglie di olivo contro la SIBO: funziona davvero? Cosa dice il nuovo studio sull’88% di "guarigioni"

Un piccolo studio del 2025 ha acceso i riflettori sul tè di foglie di olivo come possibile trattamento naturale della SIBO. Il dato più sorprendente? Dopo due mesi, l’88% dei partecipanti trattati aveva un breath test con risultato negativo, con una riduzione drastica dei sintomi gastrointestinali, come gonfiore e dolore addominale. Gli autori ipotizzano che l'effetto possa essere collegato alle proprietà bioattive dei composti fenolici presenti nelle foglie di olivo, anche se lo studio non ha analizzato direttamente come sia cambiata la composizione del microbiota. In sintesi, l'infuso emerge come un promettente alimento funzionale per trattare le complicazioni digestive legate alla contaminazione batterica. Ma attenzione: dire che “il tè cura la SIBO nell’88% dei casi” sarebbe scientificamente scorretto.

In questo articolo analizziamo lo studio passo dopo passo: cosa è stato realmente dimostrato, quanto è affidabile quel famoso 88%, quale dose è stata utilizzata, se il tè può essere sostituito da un estratto di oleuropeina e quali sono i principali limiti della ricerca.

Il nemico invisibile del tuo intestino, la SIBO

Esiste un nemico invisibile che affligge milioni di persone, spesso celato dietro la maschera di una "digestione difficile" o di un gonfiore che non dà tregua. Si chiama SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth), una colonizzazione batterica anomala nell'intestino tenue che trasforma ogni pasto in una fonte di malessere. Non si tratta di un semplice mal di pancia: la SIBO è una condizione complessa che può associarsi, nei casi più significativi e soprattutto quando sono presenti condizioni predisponenti, a malassorbimento e carenze nutrizionali, se non trattata correttamente. E' una condizione caratterizzata da una presenza anomala di microrganismi nell’intestino tenue e può essere associata a sintomi come:

  • gonfiore e distensione addominale;

  • dolore addominale;

  • eccessiva produzione di gas;

  • diarrea;

  • stitichezza;

  • alterazioni della digestione.

La diagnosi viene spesso effettuata attraverso il breath test, che misura livelli di idrogeno e metano, dopo l'ingestione di un substrato di glucosio o lattulosio. Un esame non invasivo che rileva la quantità e l'aumento dei livelli dei gas prodotti dalla fermentazione microbica che colonizza l'intestino tenue (l’80% dei gas come idrogeno e metano vengono eliminati con la flatulenza e il restante 20% viene assorbito ed espirato dal polmone) ed è proprio su questo punto che arriva la notizia interessante. Nel 2025 è stato pubblicato su Frontiers in Nutrition uno studio randomizzato che ha valutato gli effetti del tè di foglie di olivo (Olea europaea L.) in adulti con SIBO.

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Tè di foglie di olivo e SIBO: perché se ne parla tanto?

Mentre la medicina convenzionale si affida spesso a cicli ripetuti di antibiotici, la ricerca scientifica sta esplorando nuove soluzioni e tra le sostanze naturali oggetto di studio troviamo anche la foglia d’olivo (Olea europaea L.). Nuove evidenze cliniche suggeriscono che questa pianta potrebbe avere benefici terapeutici. Il risultato che ha attirato maggiormente l'attenzione, nello studio, è questo:

  • 22 persone su 25 nel gruppo trattato, pari all’88%, hanno avuto un breath test negativo dopo due mesi.

  • Nel gruppo di controllo, che non riceveva il tè, il risultato è stato ottenuto soltanto da 1 persona su 24, pari al 4,2%.

Numeri notevoli, ma non significa automaticamente che l’88% dei pazienti sia stato “guarito” dalla SIBO, anzi bisogna leggere lo studio con attenzione.

Cosa ha studiato esattamente la ricerca?

I dati emersi sono straordinari, in quanto nella una sperimentazione condotta su pazienti con diagnosi confermata, l'assunzione di tè alle foglie di olivo ha mostrato risultati particolarmente interessanti. Lo studio ha coinvolto 49 adulti con diagnosi di SIBO basata su breath test al glucosio:

  • 25 persone hanno ricevuto il tè di foglie di olivo;

  • 24 persone hanno costituito il gruppo di controllo;

  • il trattamento è durato 2 mesi.

La preparazione utilizzata è particolarmente importante. Il protocollo utilizzato è estremamente pratico: i partecipanti hanno assunto 1,7 g di polvere di foglie (circa 2 cucchiaini) lasciati in infusione in 250 ml di acqua calda per 7–10 minuti, assunti due volte al giorno per due mesi. In altre parole, 3,4 grammi di foglie al giorno, per circa due mesi. Non si trattava quindi di una capsula di oleuropeina e questo dettaglio diventerà fondamentale quando parleremo degli integratori.

Il risultato più sorprendente: 88% di breath test negativi

I risultati parlano di un successo quasi totale. L'88% dei pazienti nel gruppo di trattamento ha ottenuto la normalizzazione del test del respiro al glucosio (GBT), risultando negativo sia per la produzione di idrogeno (H2) che di metano (CH4). Al contrario, nel gruppo di controllo, la normalizzazione è avvenuta solo nel 4,2% dei casi. Prima del trattamento, nessuno dei 25 partecipanti del gruppo olivo aveva un breath test classificato come negativo. Dopo due mesi:

  • 22/25 (88%) risultavano negativi;

  • 1/25 era H₂ positivo;

  • 2/25 erano CH₄ positivi.

Nel gruppo di controllo:

  • 1/24 (4,2%) è risultato negativo;

  • 10/24 erano H₂ positivi;

  • 11/24 erano CH₄ positivi;

  • 2/24 avevano il profilo combinato H₂/CH₄.

La differenza tra i gruppi è risultata statisticamente significativa, e a prima vista, è un risultato impressionante, ma dobbiamo fermarci su una parola: “negativo”. Un breath test negativo significa che il test non ha più soddisfatto i criteri utilizzati dagli autori per classificare la presenza dell’overgrowth batterico, ma questo non equivale necessariamente alla dimostrazione che tutti i microrganismi responsabili della SIBO siano stati eliminati. Il breath test è infatti un metodo indiretto e la sua interpretazione presenta ancora importanti limiti e proprio per questo è più corretto parlare di “normalizzazione del breath test”, piuttosto che di “guarigione della SIBO”.

Oltre il gonfiore: la risoluzione dei sintomi gastrointestinali

La vera vittoria per chi soffre di SIBO non è solo un test negativo, ma il ritorno ad una vita normale. Il tè alle foglie d'olivo ha dimostrato un impatto profondo sulla scala di valutazione dei sintomi gastrointestinali GSRS (Gastrointestinal Symptom Rating Scale), con un punteggio crollato da una media di 19 a 6,8. I miglioramenti più significativi hanno riguardato:

  • Gonfiore e distensione addominale: sono stati tra i sintomi che hanno mostrato il miglioramento più marcato, con una differenza media di 3,0 punti.

  • Dolore addominale e nausea: l'intensità del dolore, i morsi della fame e la nausea sono stati notevolmente ridotti

  • Dispepsia e Reflusso: i sintomi della sindrome dispeptica, inclusi bruciore di stomaco e reflusso acido, sono diminuiti significativamente, passando da un punteggio medio di 3,0 a 1,2

  • Indigestione e Diarrea: entrambi i disturbi hanno visto calare il loro punteggio medio da 4,2 a 1,3 alla fine dell'intervento

  • Stitichezza: l'intensità e la frequenza della stitichezza sono state ampiamente ridotte

I risultati osservati potrebbero essere collegati alle proprietà biologiche dei composti fenolici presenti nelle foglie di olivo, tra cui oleuropeina e idrossitirosolo, ai quali la letteratura ha attribuito attività antiossidanti, antinfiammatorie e antimicrobiche, rendendo le foglie di olivo un'interessante fonte da studiare come possibile intervento sulla SIBO. Tuttavia, nel presente studio questi meccanismi non sono stati analizzati direttamente e non è stata valutata la composizione del microbiota prima e dopo il trattamento. Per questo è più corretto considerare queste proprietà come una possibile spiegazione biologica dei risultati, da verificare in studi futuri.

I principali composti benefici nelle foglie d'olivo

Le foglie d'olivo (Olea europaea L.) contengono un'ampia varietà di composti bioattivi che contribuiscono alle loro proprietà terapeutiche, in particolare per la gestione della SIBO. I principali composti benefici identificati nelle fonti includono:

  • Oleuropeina: È il composto che conferisce alle foglie il loro caratteristico sapore leggermente amaro ed è noto per le sue forti proprietà antiossidanti.

  • Idrossitirosolo: Descritto come l'antiossidante più potente presente nelle foglie, insieme ai suoi derivati.

  • Quercetina: Un altro importante antiossidante presente nell'infuso di foglie d'olivo.

  • Biofenoli (o Polifenoli): Le foglie d'olivo hanno un contenuto fenolico superiore rispetto all'olio extravergine d'oliva e al frutto stesso. Questi biophenoli esibiscono forti proprietà antimicrobiche, antiossidanti e antinfiammatorie, favorendo inoltre la salute del microbiota intestinale.

  • Flavonoidi e Terpeni: Composti che contribuiscono ulteriormente alle capacità antibatteriche e antiossidanti della pianta.

Nel loro insieme, questi composti rendono le foglie d'olivo una fonte interessante di sostanze bioattive da studiare per il loro possibile ruolo nel contrastare processi infiammatori e alterazioni microbiche, lavorando in sinergia per aiutare a contrastare la contaminazione batterica. I risultati del trial del 2025 suggeriscono un possibile beneficio sui sintomi gastrointestinali.

L'alternativa naturale che supera gli antibiotici convenzionali?

Il confronto tra questa pianta e la terapia antibiotica standard che riportano gli autori è un confronto indiretto con studi precedenti. Spesso la Rifaximina (Normix), l'antibiotico d'elezione per la SIBO, si dimostra efficace nel ridurre i sintomi, ma circa un paziente su due ha una recidiva. I composti presenti nelle foglie d'olivo hanno mostrato attività antimicrobiche nei confronti di diversi microrganismi che contaminano l'intestino nei pazienti affetti da SIBO. Tuttavia, questi dati non dimostrano che il tè utilizzato nello studio del 2025 abbia agito direttamente su questi batteri. Secondo le fonti però, i biofenoli contenuti nelle foglie d'olivo possiedono forti proprietà antimicrobiche mirate verso i ceppi batterici responsabili di di SIBO, tra cui:

  • Escherichia coli

  • Enterococcus spp.

  • Klebsiella pneumoniae

  • Pseudomonas aeruginosa

Inoltre, lo studio indica che i pazienti con SIBO mostrano spesso un'elevata abbondanza di batteri appartenenti al gruppo dei Firmicutes. Nel gruppo trattato si è osservata una significativa riduzione dei valori di idrogeno e, in alcuni profili, della produzione combinata di H₂ e CH₄. Tuttavia, il breath test misura i gas prodotti dalla fermentazione e non permette di stabilire direttamente quali specifici microrganismi siano diminuiti. Un altro aspetto distintivo di questo trattamento è la sua selettività: mentre combatte i batteri dannosi, un'ipotesi interessante è che i composti bioattivi delle foglie d'olivo possano esercitare effetti antimicrobici e antiossidanti senza necessariamente comportarsi come un antibiotico ad ampio spettro. I ricercatori spiegano che, grazie a queste proprietà, il tè può contribuire a stabilizzare l'equilibrio batterico e a prevenire futuri disturbi gastrointestinali.

Tè di foglie di olivo o antibiotici come la Rifaximina?Possiamo davvero fare un confronto?

Questa è una delle domande più interessanti, ma anche una delle più facili da interpretare male. Lo studio del 2025 non ha confrontato direttamente il tè di foglie di olivo con la rifaximina. I 25 partecipanti che hanno assunto l'infuso sono stati confrontati con 24 persone che non hanno ricevuto né il tè né un'altra terapia. Non esiste quindi, all'interno di questo studio, un gruppo trattato con rifaximina. Il confronto con gli antibiotici che gli autori riportano nella discussione è quindi indiretto e deriva da studi precedenti condotti con protocolli differenti. In particolare, gli autori citano una ricerca nella quale una terapia erboristica aveva ottenuto risultati comparabili alla rifaximina e nella quale il 57,1% dei pazienti che non avevano risposto alla rifaximina aveva successivamente ottenuto un breath test negativo dopo la terapia erboristica. Ma c'è un dettaglio fondamentale: quella terapia erboristica non era il tè di foglie di olivo studiato nel trial del 2025. Per questo non è possibile fare un confronto diretto tra l'efficacia del l tè di foglie di olivo rispetto a quanto sia efficace la rifaximina, né tantomeno che sia superiore. Quello che si può affermare con certezza è che oltre ad aver negativizzato i breath test, l'OLT si è rivelato efficace nel diminuire drasticamente la gravità di nausea, dolore addominale e altri sintomi gastrointestinali. Inoltre, lo studio suggerisce che le proprietà antinfiammatorie e antibatteriche del te possono modulare la composizione del microbiota, aiutando a correggere lo squilibrio tipico dei pazienti con SIBO.

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Il tè funziona contro il metano?

Qui bisogna fare una distinzione importante, perchè lo studio ha incluso persone:

  • H₂ positivo (idrogeno);

  • CH₄ positivo (metano);

  • H₂/CH₄ positivo.

Nel gruppo trattato, la distribuzione dei profili è cambiata drasticamente dopo due mesi di assunzione di tè. Il risultato suggerisce un possibile effetto anche nei partecipanti con produzione di metano, ma i dati quantitativi non permettono di concludere che il tè di foglie di olivo sia efficace contro l'IMO in modo specifico. Nel sottogruppo CH₄ dominante, infatti, la riduzione della produzione di metano non ha raggiunto la significatività statistica. Al contrario, una riduzione significativa è stata osservata per l'idrogeno nel gruppo H₂ dominante e per la produzione combinata H₂/CH₄ nel gruppo misto. Pertanto, il dato relativo al metano deve essere considerato esplorativo e non consente di proporre il tè di foglie di olivo come trattamento dimostrato per l'IMO. Questo è un punto importante perché spesso online SIBO e IMO vengono trattate come se fossero esattamente la stessa cosa, ma non lo sono affatto. Il metano è prodotto principalmente da metanogeni (archea) e l'eccesso di questo gas è particolarmente associato alla stitichezza e al rallentamento del transito intestinale. Quindi il presente studio non è sufficiente per affermare che il tè di foglie di olivo sia un trattamento dimostrato per l’IMO/metano. Il segnale più interessante resta quello relativo alla produzione di idrogeno e al profilo combinato.

Le principali differenze tra la SIBO a dominanza di idrogeno (H2) e quella a dominanza di metano (CH4) riguardano i sintomi clinici e l'impatto sulla composizione corporea dei pazienti.

  • SIBO a idrogeno: i pazienti che presentano una dominanza di idrogeno soffrono spesso di diarrea.

  • SIBO a metano: questa variante è associata ad una riduzione del tempo di transito intestinale (con marcata stipsi), ad uno svuotamento gastrico ritardato.

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Il tè aiuta anche a prevenire le recidive?

Al momento non lo sappiamo e non possiamo affermarlo con certezza. Questo è uno dei principali interrogativi lasciati aperti dallo studio, in quanto non vengono forniti dati a lungo termine relativi a un periodo di follow-up successivo alla fine del trattamento. I partecipanti sono stati valutati dopo circa due mesi di intervento, ma il protocollo non prevedeva un follow-up a distanza di 3, 6 o 12 mesi. Non sappiamo quindi quanti dei 22 partecipanti che avevano ottenuto un breath test negativo sarebbero rimasti negativi nel tempo. La recidiva dopo il trattamento della SIBO è comunque un fenomeno documentato. In uno studio precedente condotto su pazienti trattati con rifaximina, la positività al glucose breath test è ricomparsa nel 12,6% dei pazienti a 3 mesi, nel 27,5% a 6 mesi e nel 43,7% a 9 mesi. Questi dati, però, non possono essere utilizzati per dire che il tè di foglie di olivo prevenga le recidive meglio degli antibiotici. Per dimostrarlo servirebbe un nuovo studio con un follow-up prolungato dopo la fine del trattamento. Per questo, oggi, il tè di foglie di olivo può essere considerato una possibile strategia da studiare, ma non una terapia dimostrata per prevenire le recidive.

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Un dettaglio importante da considerare: i criteri diagnostici dello studio

Questa è probabilmente una delle questioni metodologiche più rilevantI, in quanto lo studio ha utilizzato un glucose breath test con 50 g di glucosio e ha considerato positivo il test sulla base di un incremento di H₂ di almeno 12 ppm e/o di CH₄ di almeno 10 ppm. Il North American Consensus, invece, propone come criterio per suggerire SIBO un aumento di H₂ di almeno 20 ppm entro 90 minuti, mentre considera positivo il metano a livelli di 10 ppm o superiori. Questo non significa che il criterio utilizzato nello studio sia necessariamente “sbagliato”, ma esistono differenze tra protocolli e criteri diagnostici e la letteratura non è completamente uniforme. Una recente posizione della Brazilian Federation of Gastroenterology, per esempio, discute anch’essa l’esistenza di differenti soglie utilizzate nella pratica.

Non possiamo, quindi, prendere l’88% dello studio e considerarlo automaticamente come l’88% di successo che avremmo in qualsiasi popolazione diagnosticata con qualsiasi protocollo, perchè la metodologia diagnostica conta.

N.B. nello studio il protocollo prevedeva campionamenti del respiro ogni 15 minuti per 2 ore dopo l'assunzione di 50 g di glucosio. Tuttavia, alcune delle analisi quantitative della produzione di H₂ e CH₄ sono state effettuate considerando l'area sotto la curva durante i primi 90 minuti. Il breath test con glucosio, inoltre, non è sempre un test perfetto per localizzare la fermentazione, in quanato il glucosio viene rapidamente assorbito nell'intestino tenue. Pertanto:

  • se il glucosio viene assorbito prima che raggiunga determinate popolazioni microbiche → possibile falso negativo;

  • se transita rapidamente → possibile interpretazione problematica;

  • il test non ci dice direttamente quali microrganismi sono diminuiti.

Questo è uno dei motivi per cui il breath test deve essere interpretato con cautela... L'88% dipende anche da come definiamo un test “positivo”

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Un altro problema: il gruppo di controllo senza un placebo

Ed è qui che il risultato deve essere un pò ridimensionato, perchè mentre il gruppo di trattamento riceveva il tè, il gruppo di controllo non riceveva una bevanda placebo equivalente e quindi il trial non era in cieco. Questo rende difficile escludere completamente:

  • effetto placebo;

  • aspettative del partecipante;

  • cambiamenti spontanei dei sintomi;

  • modifiche comportamentali;

  • differenze nella percezione dei sintomi.

Il miglioramento dei sintomi è sicuramente molto interessante, valutato però attraverso due strumenti principali di autosomministrazione, focalizzati sulla percezione soggettiva dei pazienti, ma sarebbe molto più convincente se fosse replicato in uno studio con placebo indistinguibile e doppio cieco. I metodi utilizzati per la valutazione dei sintomi sono :

  1. Gastrointestinal Symptom Rating Scale (GSRS): si tratta di un questionario validato composto da 15 item, raggruppati in cinque sindromi principali, dolore addominale, dispepsia, indigestione, diarrea e stitichezza. Per ogni categoria sono state valutate tre dimensioni specifiche: intensità, frequenza e durata del sintomo. La valutazione è avvenuta tramite una scala Likert a 4 punti, dove 0 indicava l'assenza di sintomi e 3 indicava un disagio grave. Il punteggio totale massimo raggiungibile era 45.

  2. Questionario Sintomatico (SC) a 9 sintomi: questo strumento è stato utilizzato sia per lo screening iniziale che per la valutazione finale. I pazienti hanno valutato nove sintomi specifici: gonfiore, eruttazione, diarrea, nausea, vomito, senso di sazietà precoce, stitichezza, dolore addominale e indigestione. Anche in questo caso sono state analizzate intensità, frequenza e durata, utilizzando una scala Likert a 3 punti. I partecipanti con un punteggio medio pari o superiore a 4 sono stati considerati sospetti per la SIBO prima della conferma tramite test del respiro.

Queste valutazioni sono state effettuate all'inizio dello studio (baseline) e al termine del periodo di intervento di due mesi, permettendo ai ricercatori di misurare statisticamente la riduzione della gravità e della ricorrenza dei disturbi.

Tè di foglie di olivo: qual è la dose studiata?

Questa è probabilmente la domanda che molti lettori si faranno. La dose utilizzata nello studio è stata 1,7 g di foglie di olivo in 250 ml d’acqua, due volte al giorno, per 2 mesi. Le specifiche per la preparazione e il consumo seguite dai partecipanti sono le seguenti:

  • Quantità di foglie: Ogni tazza deve contenere 1,7 g di polvere di foglie di olivo (equivalenti a circa 2 cucchiaini).

  • Quantità d'acqua: La polvere deve essere immersa in 250 ml di acqua calda.

  • Tempo di infusione: Per ottenere un'estrazione ottimale dei composti benefici, i partecipanti sono stati istruiti a lasciare le foglie in infusione per 7-10 minuti.

  • Durata del trattamento: Il protocollo prevede il consumo costante di questo infuso per un periodo di 2 mesi.

È importante notare che durante lo studio non è stato aggiunto zucchero o altro dolcificante alla bevanda. I partecipanti hanno riportato un'ottima accettabilità sensoriale del prodotto, con un punteggio medio di 7 su 9 in termini di aroma, sapore e colore.

Perché la preparazione delle foglie è importante?

La preparazione delle foglie è considerata una fase cruciale nello studio perché influenza direttamente la concentrazione dei composti bioattivi e l'efficacia del trattamento contro la SIBO. La letteratura sugli infusi di foglie di olivo mostra infatti che la quantità di composti fenolici estratti può variare in funzione di:

  • dimensione delle particelle;

  • temperatura;

  • tempo di infusione;

  • caratteristiche della materia prima.

Questo significa che non tutte le “tisane di foglie di olivo” sono necessariamente equivalenti e soprattutto una bustina commerciale non è automaticamente uguale alla preparazione studiata. Durante lo studio la raccolta delle foglie fresche è stata effettuata al mattino durante il mese di settembre (stagione non di fioritura) e sottoposte ad un processo di essiccazione e polverizzazione ad una temperatura controllata di 45°C fino a ridurre l'umidità al 12% o meno. Questo processo è fondamentale perché il metodo di essiccazione influisce sulla conservazione dell'oleuropeina, uno dei principali composti terapeutici. Inoltre, la trasformazione delle foglie in polvere e il tempo di infusione specifico (7-10 minuti in acqua calda) sono stati stabiliti per permettere una migliore estrazione dei biofenoli nell'acqua. Un'infusione corretta assicura che antiossidanti come l'idrossitirosolo e la quercetina raggiungano i livelli necessari per esercitare la loro azione antimicrobica.

Quindi il risultato dell’88% può essere definito una “cura”?

La risposta più corretta è "dipende" e ci sono almeno 5 motivi:

  • Campione molto piccolo: lo studio comprende soltanto 49 persone. Sono numeri sufficienti per generare un segnale interessante, ma non per stabilire con certezza l'efficacia di una terapia.

  • Prevalenza femminile: esiste una sproporzione significativa tra i sessi; il campione è composto da 43 donne (88%) e solo 6 uomini (12%). Gli autori stessi sottolineano che questa rappresentanza prevalentemente femminile è una caratteristica costante in tutti i gruppi di studio.

  • Metodo di reclutamento: i partecipanti sono stati selezionati tramite questionari distribuiti nei campus universitari, un metodo che può aver limitato la varietà demografica dei soggetti coinvolti.

  • Mancanza di diversità clinica: sono stati esclusi pazienti con patologie croniche gravi (come cancro o diabete) o che avevano subito interventi chirurgici gastrointestinali, il che restringe l'applicazione dei risultati a pazienti SIBO con quadri clinici più complessi

  • Mancanza di placebo: il controllo non assumeva una bevanda placebo equivalente.

  • Mancanza di doppio cieco: i partecipanti sapevano se stavano assumendo il tè.

  • Nessun follow-up lungo: non sappiamo quanti dei 22 soggetti rimasti negativi a due mesi sarebbero rimasti negativi a 3 mesi, 6 mesi o 12 mesi.

  • Soggettività dei dati sui sintomi: La valutazione del miglioramento clinico si basa su questionari auto-somministrati (GSRS e SC), che dipendono interamente dalla percezione soggettiva del paziente riguardo al proprio dolore e disagio

Anche se gli autori discutono i risultati del tè di foglie di olivo nel contesto di precedenti studi sulla terapia erboristica e sulla rifaximina, questi dati provengono da protocolli differenti e non permettono di stabilire che il tè di foglie di olivo sia efficace quanto, o più efficace di, rifaximina. Inoltre, il dato del 57,1% riguarda una specifica terapia erboristica valutata in uno studio precedente e non può essere trasferito direttamente al tè di foglie di olivo analizzato nel trial del 2025.

Un altro punto fondamentale da ricordare: eliminare l’overgrowth non significa necessariamente risolvere la causa

Come già spiegato, la SIBO può essere associata a diversi fattori predisponenti. Per questo la gestione clinica non dovrebbe limitarsi alla domanda “Come elimino i batteri?”, ma soprattutto “Perché questi microrganismi sono aumentati nell’intestino tenue?”. Le raccomandazioni gastroenterologiche sottolineano infatti l'importanza di identificare e gestire le condizioni sottostanti e di non considerare l'eradicazione dell'overgrowth come l'unico obiettivo terapeutico. Questo è fondamentale anche nel caso in cui il tè di foglie di olivo si dimostrasse efficace, anche in altri studi. Potrebbe infatti ridurre temporaneamente l'overgrowth senza necessariamente impedire una successiva recidiva.

Quindi il tè di foglie di olivo funziona davvero contro la SIBO?

La risposta più onesta è potenzialmente sì, ma non è ancora dimostrato in modo definitivo.

Lo studio contiene un segnale che sarebbe difficile ignorare, 88% di normalizzazione del breath test nel gruppo trattato contro 4,2% nel controllo. Inoltre, i sintomi gastrointestinali sono migliorati in maniera importante. Questi risultati sono abbastanza interessanti da giustificare studi più grandi e meglio controllati. Ma sarebbe scientificamente scorretto trasformare questi dati in “Il tè di olivo cura la SIBO nell’88% dei casi.” La formulazione corretta è “In un piccolo studio randomizzato del 2025, due mesi di infuso di foglie di olivo sono stati associati alla normalizzazione del glucose breath test nell’88% dei partecipanti trattati.”

Cosa dovrebbe dimostrare il prossimo studio?

Per capire davvero se abbiamo davanti una nuova terapia per la SIBO servirebbe un trial molto più robusto. Idealmente più partecipanti (centinaia di pazienti, non 49), placebo come una bevanda indistinguibile dal vero tè di olivo, doppio cieco (né partecipanti né ricercatori dovrebbero conoscere l'assegnazione), criteri diagnostici standardizzati con misurazione simultanea di idrogeno e metano e protocolli breath test ben definiti (il North American Consensus considera un aumento di H₂ ≥20 ppm entro 90 minuti indicativo di SIBO e CH₄ ≥10 ppm indicativo di positività per metano), follow-up di 6–12 mesi per capire quante persone rimangono in remissione, altri confronti con una terapia standard, analisi del microbiota per capire cosa succede realmente alle popolazioni microbiche, standardizzazione della foglia, perchè sarebbe importante conoscere più dettagliatamente il contenuto di oleuropeina, idrossitirosolo e polifenoli totali.

Conclusioni: promettente, ma non ancora una cura definitiva

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Il nuovo studio sulle foglie di olivo è molto più interessante di quanto potrebbe sembrare da un semplice titolo sensazionalistico. Non siamo davanti ad una semplice testimonianza o a uno studio di laboratorio. È un trial randomizzato su esseri umani, con un gruppo di controllo, che ha osservato sia un miglioramento dei sintomi sia una marcata normalizzazione del breath test, ma è anche uno studio piccolo e con diversi limiti. Per questo, oggi, la definizione più corretta sarebbe quella di affermare che Il tè di foglie di olivo è una promettente ipotesi terapeutica per la SIBO, non ancora una terapia scientificamente comprovata. E forse è proprio questo il motivo per cui lo studio è interessante: se questo risultato verrà replicato in un grande trial randomizzato, controllato con placebo e con follow-up prolungato, potremmo trovarci davanti a una strategia terapeutica completamente nuova e relativamente semplice.

Fonte : Zafar A, Ahmed W, Tahir SK, Ahmad AMR, Iqbal S. Therapeutic effects of olive leaf tea (Olea europaea L.) on gastrointestinal symptoms and body composition in adults with small intestinal bacterial overgrowth. Front Nutr. 2025 Aug 22;12:1659500. doi: 10.3389/fnut.2025.1659500. PMID: 40917089; PMCID: PMC12411154.

Nota clinica e di sicurezza

Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce il parere medico. La diagnosi e il trattamento della SIBO richiedono una valutazione personalizzata che tenga conto dei sintomi, della storia clinica, delle possibili cause predisponenti e delle eventuali terapie in corso. Gli studi sull'estratto standardizzato di foglie di olivo mostrano un possibile effetto antipertensivo.

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Chi sono

Sono il Dott. Giuseppe Eros Buonarota, biologo nutrizionista (Certified Functional Medicine Practitioner) specializzato nei disturbi intestinali (IBS, SIBO, disbiosi e microbiota) e certificato Monash University e nella dieta LowFODMAP. Da oltre 10 anni lavoro nell’ambito dell’endoscopia digestiva e della gastroenterologia, occupandomi quotidianamente di patologie gastrointestinali e seguendo pazienti con disturbi intestinali cronici.

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Domande Frequenti (FAQ)
Il tè di foglie di olivo cura la SIBO?

Non è ancora possibile affermarlo. Un piccolo studio del 2025 ha osservato una normalizzazione del breath test nell'88% dei partecipanti trattati, ma sono necessari studi più grandi e controllati per confermare l'efficacia.

Quale dose è stata utilizzata nello studio?

1,7 g di foglie di olivo in 250 ml d'acqua, due volte al giorno per due mesi.

L'oleuropeina è la stessa cosa del tè di foglie di olivo?

No. L'oleuropeina è uno dei principali composti bioattivi della foglia, ma un infuso contiene una miscela di diversi componenti. Non è stato dimostrato che l'oleuropeina isolata riproduca l'effetto osservato nello studio.

Posso sostituire il tè con un integratore di oleuropeina?

Non sulla base di questo studio. Un estratto standardizzato è chimicamente diverso dall'infuso utilizzato nella ricerca e non esiste una conversione validata tra le due preparazioni.

Il tè di foglie di olivo funziona anche contro il metano?

Lo studio includeva partecipanti con produzione di metano, ma i dati non sono sufficienti per dimostrare un'efficacia specifica contro l'IMO/metano. Servono studi dedicati.

Il tè di foglie di olivo fa dimagrire?

No. Curiosamente, lo studio ha osservato anche alcune modifiche della composizione corporea, tra cui una riduzione della massa muscolare e dell'acqua corporea totale. Questi risultati non possono essere interpretati come un effetto dimagrante e meritano ulteriori approfondimenti.

Posso usare il tè di foglie di olivo al posto della terapia prescritta?

Questo studio non permette di raccomandare la sostituzione di una terapia prescritta con il tè di olivo. Se si sospetta o si è diagnosticata una SIBO, la scelta del trattamento dovrebbe essere discussa con un professionista sanitario.

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