SIBO che ritorna: perché eliminare i batteri può non bastare
La SIBO ritorna dopo antibiotici o dieta? Scopri le possibili cause delle recidive, i tre profili associati ai gas e perché eliminare i batteri può non bastare.
Dott. G. Eros Buonarota - Biologo Nutrizionista | Certified Functional Medicine Practitioner | Trained Monash University | Milano
9/24/20266 min read


SIBO che ritorna: perché eliminare i batteri può non bastare
Quando la SIBO, la sovracrescita batterica dell’intestino tenue, si ripresenta dopo un trattamento, è naturale chiedersi quale terapia possa funzionare meglio la volta successiva. Ma la recidiva suggerisce anche un’altra domanda: che cosa permette ai microrganismi di tornare a proliferare?
Antibiotici, modifiche dell’alimentazione e altre strategie possono ridurre la sovracrescita e alleviare i sintomi. Se però gonfiore, dolore, diarrea o stitichezza ricompaiono, vale la pena guardare oltre la quantità di batteri presente in quel momento. L’intestino tenue dispone infatti di più difese che, insieme, ne limitano la colonizzazione. Capire quale di queste sia cambiata può aiutare ad inquadrare la ricaduta. Le indicazioni dell’American Gastroenterological Association invitano a cercare e correggere, quando possibile, le cause sottostanti.
Hai la SIBO e non sai più cosa fare? Nessuno ti ha spiegato davvero come affrontarla? Gonfiore, distensione addominale, fermentazione dopo i pasti, dolore, alterazioni dell’alvo, difficoltà a digerire e la sensazione di dover eliminare sempre più alimenti. Hai fatto un Breath Test. Forse hai già seguito una terapia con antibiotici come la rifaximina (Normix), hai provato integratori, diete o strategie diverse. E magari, nonostante tutto, non è successo niente e non hai ancora capito cosa dovresti fare davvero.
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Che cos’è la SIBO e quali forme può assumere
La SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth) è una condizione caratterizzata da una quantità o composizione anomala di microrganismi nell’intestino tenue, associata a disturbi gastrointestinali. I sintomi più comuni comprendono gonfiore, eccessiva produzione di gas, dolore o fastidio addominale, alterazioni dell’alvo e, nei casi più importanti, malassorbimento e carenze nutrizionali. In base ai gas rilevati con il breath test, si distinguono comunemente tre profili:
Prevalenza di idrogeno: è associata più spesso a gonfiore, flatulenza, dolore addominale, feci molli e diarrea.
Prevalenza di metano: tende ad accompagnarsi a transito rallentato, stitichezza, gonfiore e sensazione di evacuazione incompleta. Più correttamente si parla di IMO, cioè sovracrescita intestinale di metanogeni, perché il metano è prodotto da archei e la proliferazione può interessare anche il colon.
Prevalenza di idrogeno solforato: viene collegata soprattutto a diarrea, urgenza evacuativa, dolore e gonfiore. La misurazione di questo gas è più recente e non è ancora disponibile o standardizzata ovunque.
Questa classificazione non è rigida, in quanto i gas possono coesistere e gli stessi sintomi possono dipendere da numerose altre condizioni. Il quadro clinico, da solo, non permette quindi di stabilire il tipo di sovracrescita, mentre il breath test deve essere interpretato da un professionista tenendo conto della storia del paziente e dei limiti diagnostici dell’esame.
Un equilibrio mantenuto da più sistemi
Nell’intestino tenue il contenuto avanza, viene mescolato ai succhi digestivi e incontra una superficie che regola il rapporto con i microrganismi. La motilità contribuisce ad evitare il ristagno, mentre bile e secrezioni pancreatiche influenzano la crescita batterica e muco, epitelio e difese immunitarie limitano il contatto dei microbi con i tessuti. Anche l’anatomia intestinale conta. Se uno o più di questi sistemi funzionano meno bene, l’ambiente può diventare più favorevole alla sovracrescita. Questo spiega perché la stessa diagnosi possa nascondere situazioni diverse. In una persona può prevalere un problema di movimento intestinale, mentre in un’altra possono pesare alterazioni anatomiche, una malattia che modifica la digestione o più fattori contemporaneamente. Cercare una causa unica per tutti rischia di semplificare troppo.
Muoversi non significa necessariamente svuotarsi
Quando si parla di SIBO ricorrente, si cita spesso la motilità. È un punto importante, ma non basta sapere se l’intestino si contrae, conta se quelle contrazioni spostano davvero il contenuto nella direzione giusta. La propulsione richiede una sequenza coordinata di segnali nervosi e attività muscolare. Se il contenuto rimane più a lungo in un tratto dell’intestino, i microrganismi hanno più tempo per utilizzare i nutrienti disponibili e moltiplicarsi. Il complesso motorio migrante, attivo soprattutto tra i pasti, partecipa a questa attività di pulizia, ma è soltanto un elemento del sistema. Per alcune persone, ricostruire la storia dei sintomi può offrire indizi, come ad esempio se il cambiamento è iniziato dopo un’infezione gastrointestinale, oppure se è comparso insieme ad una nuova malattia o a una modifica dei farmaci. Sono domande più utili di un’ipotesi formulata a partire dal solo gonfiore, che può avere molte cause.
Anche la digestione modifica l’ambiente intestinale
Bile e secrezioni pancreatiche aiutano a digerire il cibo e contribuiscono alle condizioni chimiche dell’intestino tenue. Se la loro disponibilità o funzione cambia, possono cambiare anche i nutrienti accessibili ai microrganismi e la pressione che normalmente ne limita la crescita. L’intestino, inoltre, non è un contenitore passivo. Le sue cellule producono muco, regolano acqua e sali e partecipano alle difese immunitarie. Sono funzioni diverse, ma collaborano, perchè il movimento del contenuto può essere meno efficace se cambia ciò che deve trasportare o se i microbi riescono a rimanere vicini alla mucosa. La ricerca sta esplorando in che modo infiammazione, metabolismo delle cellule intestinali e comunità microbiche si influenzino a vicenda. Sono piste interessanti, ma non costituiscono da sole una spiegazione dimostrata per ogni caso di SIBO. Per il singolo paziente occorre distinguere ciò che è plausibile sul piano biologico da ciò che è stato effettivamente accertato.
Quando la sovracrescita alimenta il problema
Una volta aumentati, i microrganismi possono modificare l’ambiente in cui vivono. Consumano nutrienti, producono gas e trasformano sostanze presenti nell’intestino, tra cui gli acidi biliari. Per questo la SIBO può diventare più complessa della condizione che l’ha favorita all’inizio. Il metano offre un esempio utile. È prodotto da microrganismi chiamati archea, distinti dai batteri, ed è associato soprattutto alla stitichezza. La loro presenza descrive quindi una situazione diversa da quella in cui prevale la produzione di idrogeno. Il risultato di un breath test può aggiungere informazioni, ma va interpretato insieme ai sintomi, alla storia clinica e ai limiti dell’esame. Si crea così una possibilità da considerare nelle recidive, ovvero una difficoltà iniziale favorisce la crescita microbica e la comunità che si sviluppa modifica a sua volta il funzionamento dell’intestino. Ridurre quella comunità può dare sollievo, senza necessariamente rimuovere la difficoltà iniziale.
La domanda da portare alla visita
Di fronte ad una SIBO che ritorna, chiedersi quale trattamento abbia ridotto i sintomi resta importante. È altrettanto utile capire quando è iniziato il disturbo, che cosa era cambiato in quel periodo e quali problemi sono rimasti anche dopo una terapia efficace. La risposta non sarà uguale per tutti, e talvolta non emergerà una causa unica. L’obiettivo non è rinunciare ai trattamenti contro la sovracrescita, ma è inserirli in una valutazione che consideri anche i fattori che possono favorirne il ritorno. In altre parole, trattare l’episodio e comprendere la recidiva sono due passaggi collegati. È questa distinzione che può rendere più utile la conversazione sulla SIBO persistente o ricorrente.
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Chi sono
Sono il Dott. Giuseppe Eros Buonarota, biologo nutrizionista (Certified Functional Medicine Practitioner) specializzato nei disturbi intestinali (IBS, SIBO, disbiosi e microbiota). Da oltre 10 anni lavoro nell’ambito dell’endoscopia digestiva e della gastroenterologia, occupandomi quotidianamente di patologie gastrointestinali e seguendo pazienti con disturbi intestinali cronici.
Nel mio studio a Milano e online aiuto persone che da anni convivono con:
• gonfiore addominale
• intestino irritabile
• SIBO e disbiosi
• intolleranze alimentari
• disturbi digestivi persistenti
Fonti :
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