Il Normix da solo non basta? La strategia che potenzia davvero la cura della SIBO
La rifaximina (Normix) funziona, ma non sempre. Scopri come potenziare l’effetto del Normix nella SIBO grazie ad un approccio terapeutico più efficace.
Dott. G. Eros Buonarota - Biologo Nutrizionista | Certified Functional Medicine Pratictioner - Milano
1/23/20266 min read


Come potenziare l’effetto del Normix nella SIBO: la nuova strategia terapeutica
Negli ultimi anni la SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth) si è affermata come una delle condizioni più frequentemente associate a gonfiore addominale persistente, dolore, alterazioni dell’alvo e una diffusa sensazione di malessere intestinale e sistemico. Alla base di questa sindrome vi è una proliferazione anomala di batteri nel piccolo intestino, un distretto che, in condizioni fisiologiche, dovrebbe ospitarne una quantità molto limitata. Il trattamento di riferimento per la SIBO è rappresentato dalla rifaximina (Normix), un antibiotico ad azione locale, scarsamente assorbito e generalmente ben tollerato. Nella maggior parte dei casi, questo farmaco consente una riduzione significativa della carica batterica e un miglioramento dei sintomi. Tuttavia, l’esperienza clinica mostra come una quota non trascurabile di pazienti non ottenga una completa risoluzione del quadro clinico o vada incontro a recidive precoci, nonostante una terapia correttamente impostata. Questo dato ha spinto la ricerca a interrogarsi su come potenziare l’effetto del Normix nella SIBO, senza ricorrere a cicli più lunghi o a dosaggi più elevati, ma intervenendo in modo più fisiologico sull’ecosistema intestinale.
Perché il Normix da solo non basta: i limiti di un approccio esclusivamente antibiotico
La rifaximina (Normix), utilizzata in monoterapia, presenta un tasso di successo che si aggira intorno al 70–75%. Ciò significa che in circa un paziente su quattro la SIBO può persistere anche dopo il trattamento. Questo accade soprattutto in presenza di fattori predisponenti che continuano ad alterare l’equilibrio intestinale, come un rallentamento della motilità, una disbiosi cronica o l’uso prolungato di farmaci che riducono l’acidità gastrica. In questi contesti, l’antibiotico riesce a ridurre l’eccesso batterico, ma non sempre è sufficiente a ristabilire un ambiente intestinale stabile e resistente alle recidive. È proprio in questo spazio che si inserisce una nuova strategia terapeutica basata sulla sinergia tra antibiotico e probiotico, finalizzata non solo all’eradicazione batterica, ma anche al riequilibrio funzionale dell’intestino.
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La strategia completa per la SIBO: la sinergia che potenzia il Normix
Un recente studio clinico ha dimostrato che l’associazione della rifaximina con Saccharomyces boulardii CNCM I-745, un probiotico fungino, risulta significativamente più efficace rispetto alla sola rifaximina nel trattamento della SIBO. I pazienti trattati con la terapia combinata hanno mostrato, a quattro settimane dalla fine del trattamento, una persistenza della SIBO nettamente inferiore rispetto a chi aveva assunto esclusivamente l’antibiotico. Questo risultato è particolarmente rilevante perché suggerisce che potenziare il Normix non significa semplicemente “eliminare più batteri”, ma creare le condizioni affinché l’intestino possa recuperare un equilibrio più duraturo e meno soggetto a recidive.
Perché un probiotico fungino fa la differenza
Il vantaggio di Saccharomyces boulardii risiede nella sua natura biologica. Trattandosi di un lievito e non di un batterio, questo probiotico non viene inattivato dall’azione della rifaximina e può quindi essere assunto contemporaneamente all’antibiotico. Durante la fase di trattamento, il S. boulardii contribuisce a modulare la risposta infiammatoria intestinale, a sostenere la barriera mucosale e a contrastare la disbiosi indotta dall’antibiotico stesso.
In questo modo, mentre il Normix agisce selettivamente riducendo la sovracrescita batterica nel tenue, il probiotico svolge un ruolo di vero e proprio “supporto ecologico”, aiutando l’intestino a non rimanere in una condizione di vulnerabilità una volta terminata la terapia.
Benefici clinici che vanno oltre l’eradicazione
L’efficacia della terapia combinata non si riflette solo sui risultati dei test diagnostici, ma anche sul vissuto quotidiano dei pazienti. Nello studio, la risoluzione completa della diarrea è stata osservata esclusivamente nei soggetti trattati con rifaximina associata a Saccharomyces boulardii. Anche il dolore addominale e il gonfiore si sono ridotti in modo più marcato, con un miglioramento significativo della qualità della vita percepita, sia sul piano fisico che su quello psicologico. Questi dati confermano che potenziare l’effetto del Normix nella SIBO significa migliorare i sintomi in modo più rapido e stabile, non limitandosi alla sola riduzione della carica batterica.
Verso un nuovo approccio al trattamento della SIBO
La SIBO è una condizione complessa che richiede un approccio terapeutico altrettanto articolato. Oggi, potenziare l’effetto del Normix non significa semplicemente “aggiungere qualcosa” alla terapia, ma ripensare il trattamento della SIBO come un percorso di riequilibrio dell’ecosistema intestinale.
I risultati di questa ricerca tracciano una nuova rotta soprattutto nei pazienti che assumono farmaci per il reflusso, ma vanno interpretati con cautela. Lo studio presenta infatti alcuni limiti, legati alla selezione dei pazienti, alla durata relativamente breve del trattamento e al follow-up a breve termine. Sono pertanto necessari ulteriori studi per confermare la stabilità dei risultati nel lungo periodo e la loro applicabilità a forme di SIBO con diversa eziologia.
Resta però un messaggio chiave: per sconfiggere la SIBO non basta un approccio esclusivamente “distruttivo”, mirato ai batteri in eccesso, ma è necessario un approccio costruttivo che protegga e supporti la microflora intestinale durante la terapia.
Fonte : Maev IV, Andreev DN, Shaburov RI, Zaborovsky AV, Fomenko AK, Sokolov PS, Tsaregorodtsev SV, Devkota MK, Dicheva DT, Cheremushkin SV, Cheremushkinа NV, Vychkin AV. [Study on the efficacy of combination therapy with rifaximin and Saccharomyces boulardii CNCM I-745 in patients with small intestinal bacterial overgrowth associated with long-term use of proton pump inhibitors]. Ter Arkh. 2025 Aug 28;97(8):660-667. Russian. doi: 10.26442/00403660.2025.08.203301. PMID: 40884341.
N.B. Limiti dello studio :
Lo studio è stato condotto su un gruppo molto specifico: pazienti con SIBO causata esclusivamente dall'assunzione prolungata (superiore a 3 mesi) di inibitori di pompa protonica (IPP). I risultati potrebbero non essere direttamente applicabili a pazienti che soffrono di SIBO dovuta a cause differenti, come alterazioni anatomiche, disturbi della motilità intestinale non legati ai farmaci o patologie sistemiche diverse.
Durata del Trattamento e Follow-up : La terapia è durata solo 7 giorni. Le fonti stesse ammettono che l'efficacia della rifaximina in un ciclo così breve è spesso "subottimale" (72,9%). La rivalutazione clinica e il nuovo test del respiro sono stati eseguiti a sole 4 settimane dal termine del trattamento. Mancano dati sulla stabilità dei risultati a lungo termine o sul rischio di recidiva dopo diversi mesi.
Localizzazione: Lo studio è stato condotto esclusivamente in policlinici situati a Mosca e nella regione di Mosca. È stata utilizzata una "semplice randomizzazione computerizzata". Non viene specificato l'uso di una procedura in "doppio cieco", il che potrebbe teoricamente influenzare la percezione soggettiva dei sintomi riportata dai pazienti nei questionari.
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Nota : Questo articolo ha finalità puramente informative e non sostituisce in alcun modo il parere del medico o di altri professionisti della salute. Evita il “fai da te”: ogni percorso terapeutico deve essere personalizzato e valutato insieme al tuo specialista di riferimento.
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Dott. G. Eros Buonarota - Biologo Nutrizionista | Certified Functional Medicine Pratictioner
📌 FAQ
La rifaximina (Normix) funziona davvero nella IBS-D?
Sì. La rifaximina è efficace nel migliorare dolore addominale, gonfiore e consistenza delle feci nei pazienti con IBS-D, soprattutto in presenza di disbiosi intestinale o test del respiro positivo. Gli studi clinici dimostrano una superiorità significativa rispetto al placebo, con un profilo di sicurezza favorevole.
La rifaximina è utile anche nella SIBO?
La rifaximina è il farmaco più studiato per la SIBO e mostra un tasso medio di eradicazione intorno al 70%. È generalmente ben tollerata, ma l’evidenza scientifica è di qualità moderata e il trattamento dovrebbe essere guidato dalla conferma diagnostica.
La rifaximina altera il microbiota intestinale?
No in modo significativo. A differenza degli antibiotici sistemici, la rifaximina ha un effetto eubiotico: induce modifiche modeste e transitorie del microbiota, favorendo batteri benefici come Lactobacillus e Bifidobacterium, senza causare disbiosi clinicamente rilevante.
Perché la rifaximina non funziona in tutti i pazienti?
La risposta è minore nei pazienti senza disbiosi intestinale, con test del respiro negativo o sintomi lievi. Inoltre, la rifaximina è meno efficace quando la fisiopatologia dell’IBS-D è dominata da ipersensibilità viscerale o alterazioni della motilità piuttosto che dal microbiota.
È possibile ripetere il trattamento con rifaximina?
Sì, ma con cautela. I cicli ripetuti possono essere considerati nei pazienti che rispondono inizialmente, tuttavia la risposta ai retreatment è spesso inferiore, soprattutto in caso di recidiva rapida dopo il primo ciclo.
Dopo quanto tempo può tornare la SIBO o la IBS-D dopo rifaximina?
Le recidive sono frequenti: fino al 40–45% dei pazienti può presentare una ricomparsa dei sintomi entro 6–9 mesi. La recidiva precoce suggerisce una minore dipendenza dei sintomi dalle alterazioni del microbiota.
Cosa fare se la rifaximina non funziona o i sintomi tornano?
È indicato un approccio multimodale: dieta low-FODMAP, probiotici selezionati, antispastici, neuromodulatori e gestione dello stress. Nei casi complessi è consigliato un approccio multidisciplinare.
IBS-D e SIBO sono la stessa cosa?
No. Possono condividere alcuni meccanismi, ma sono condizioni distinte. La SIBO richiede una conferma diagnostica e un trattamento mirato, mentre l’IBS-D è una sindrome multifattoriale che necessita di una strategia terapeutica personalizzata.

