PHGG: il prebiotico dimenticato per combattere la SIBO e migliorare il tuo microbiota e il tuo intestino

PHGG (gomma di guar parzialmente idrolizzata): cos'è, come agisce sul microbiota intestinale e cosa dicono davvero gli studi su stitichezza, IBS, SIBO, disbiosi e gonfiore. Una guida chiara basata sulla letteratura scientifica.

Dott. G. Eros Buonarota - Biologo Nutrizionista | Certified Functional Medicine Practitioner | Trained Monash University - Milano

8/23/20269 min read

gomma di guar PHGG per microbiota, ibs, disbiosi, sibo
gomma di guar PHGG per microbiota, ibs, disbiosi, sibo

PHGG: il prebiotico dimenticato che nutre davvero il tuo microbiota

C'è un paradosso nel mondo del microbiota. Parliamo continuamente di probiotici, di ceppi batterici, di yogurt, kefir, fermentati, integratori con nomi impronunciabili. Ma c'è una domanda altrettanto importante, di cui si parla molto meno:

che cosa stiamo dando da mangiare ai batteri che vivono già nel nostro intestino?

Il microbiota, infatti, non è un giardino che si migliora semplicemente piantando nuovi semi, ma un vero e proprio ecosistema. E ogni ecosistema, per funzionare, ha bisogno di nutrimento. Ed è qui che entra in gioco una fibra di cui si parla sorprendentemente poco: il PHGG o gomma di guar parzialmente idrolizzata (Partially Hydrolyzed Guar Gum). Non è un nome che colpisce, ma dietro c'è una delle fibre più studiate nell'uomo per i suoi effetti sull'intestino. E' una fibra solubile, poco viscosa e fermentabile, derivata dalla gomma di guar, che negli ultimi anni ha attirato l'interesse della ricerca per la sua capacità di influenzare non soltanto la funzione intestinale, ma anche la composizione e l'attività metabolica del microbiota. Una review pubblicata nel 2026 definisce le evidenze sul PHGG promettenti soprattutto per la salute gastrointestinale, pur sottolineando che la solidità dei dati varia a seconda dell'effetto studiato. E forse è proprio questo il punto, non è il nuovo probiotico miracoloso, ma qualcosa di molto più interessante: una fibra che può diventare cibo per il tuo ecosistema intestinale.

Il microbiota non ha solo bisogno di batteri: Ha bisogno anche di cibo

Quando si parla di microbiota, la conversazione finisce quasi sempre sulla stessa domanda: "quali sono i batteri buoni?" Questa però è una domanda incompleta e ce n'è un'altra, altrettanto importante: che cosa mangiano, questi batteri?

I batteri che popolano il nostro intestino si nutrono in gran parte di ciò che noi non riusciamo a digerire, in particolare le fibre che arrivano intatte dall'intestino tenue, dove lì, i batteri le fermentano, e da questa fermentazione nascono i cosiddetti acidi grassi a corta catena (SCFA): acetato, propionato e, soprattutto, butirrato. Quest'ultimo, in particolare, è il principale carburante delle cellule che rivestono il colon, ed è coinvolto in numerosi processi legati alla salute intestinale e al sistema immunitario. Per questo una fibra prebiotica non andrebbe pensata solo come qualcosa che "fa andare in bagno". Può essere qualcosa che cambia l'ambiente chimico in cui il microbiota vive e lavora ogni giorno.

Perché il PHGG è diverso? Cosa ha di speciale?

La gomma di guar, quella usata anche come addensante alimentare, è un galattomannano di origine vegetale ed è molto viscosa, motivo per cui in dosi elevate può risultare poco gradevole da assumere. Attraverso un processo di idrolisi enzimatica parziale si ottiene il PHGG: una versione della stessa fibra, ma molto più solubile e con una viscosità nettamente inferiore. Questo la rende facile da sciogliere in acqua o bevande, ben tollerata anche a dosi relativamente alte, e soprattutto fermentabile dai batteri intestinali. È proprio questa fermentabilità a renderla interessante dal punto di vista del microbiota: il PHGG non passa nell'intestino da spettatore, ma diventa cibo per l'ecosistema che lo abita. Questo non significa che il PHGG “selezioni soltanto i batteri buoni” o che possa trasformare automaticamente un microbiota alterato in un microbiota perfetto, la biologia è molto più complessa, ma gli studi sull'uomo indicano che il PHGG può effettivamente modificare la composizione e la funzione del microbiota.

Il PAGODA trial: cosa succede davvero al microbiota quando assumi PHGG

Lo studio più approfondito su questo fronte è il cosiddetto PAGODA trial, condotto da un gruppo di ricerca dell'Università di Innsbruck e pubblicato nel 2020 su Nutrients. Hanno partecipato 20 volontari sani (8 uomini, 11 donne, uno ha abbandonato lo studio), monitorati per un totale di 9 settimane. I ricercatori non si sono limitati a chiedere ai partecipanti come si sentissero: hanno sequenziato il DNA batterico delle feci (16S) e analizzato i metaboliti fecali con la spettroscopia NMR. I risultati:

  • Sono aumentati significativamente i livelli fecali di butirrato, acetato e diversi aminoacidi.

  • Sono cambiate le abbondanze relative di alcuni gruppi batterici: in aumento Ruminococcus, Fusicatenibacter, Faecalibacterium e Bacteroides; in diminuzione Roseburia, Lachnospiraceae e Blautia.

  • Alla sospensione del PHGG, la maggior parte di questi cambiamenti è tornata ai livelli di partenza.

C'è un dettaglio in più, spesso tralasciato quando si racconta questo studio, ma che vale la pena conoscere: gli effetti erano più marcati negli uomini che nelle donne. Una possibile spiegazione emersa dallo studio è che le partecipanti donne avevano già, in partenza, un'alimentazione più ricca di fibre, quindi partivano, per così dire, da un ecosistema già più "allenato".

Perché questo dettaglio conta? Perché racconta bene un principio che vale per (quasi) tutti gli interventi sul microbiota: la risposta ad una fibra non è uguale per tutti, e dipende anche da cosa mangi già normalmente. L'altro punto centrale è la reversibilità degli effetti. Non stiamo parlando di una trasformazione permanente del microbiota, ma di una modulazione: finché nutri l'ecosistema in un certo modo, l'ecosistema risponde; quando smetti, tende a tornare come prima. È un concetto più vicino alla vera fisiologia intestinale rispetto all'idea, un po' semplicistica, di "riparare il microbiota una volta per tutte".

E per l'intestino? I dati clinici diventano ancora più concreti

Il microbiota è affascinante, ma la domanda che conta davvero è un'altra: questi cambiamenti si traducono in benefici percepibili per la persona? Qui il PHGG ha alle spalle diversi studi randomizzati e controllati con placebo, il livello di evidenza più solido in leteratura.

Gonfiore e gas nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS)

Uno studio pubblicato nel 2016 ha coinvolto 121 persone con IBS, randomizzate a ricevere 6 grammi al giorno di PHGG oppure placebo per 12 settimane (108 hanno completato la valutazione finale: 49 nel gruppo PHGG, 59 nel gruppo placebo). Nel gruppo PHGG è stato osservato un miglioramento statisticamente significativo:

  • del punteggio di gonfiore

  • del punteggio combinato gonfiore + gas

Un dato altrettanto importante, e a volte omesso: il PHGG non ha mostrato un effetto significativo sugli altri sintomi dell'IBS, né sul punteggio di gravità complessiva, né sulla qualità della vita generale. In altre parole, non è una cura per l'IBS nel suo insieme, ma è un aiuto mirato, con buone evidenze, su gonfiore e gas, due tra i sintomi più fastidiosi e più difficili da gestire. È una distinzione che vale la pena tenere a mente: non significa che il PHGG "non funzioni", significa che funziona per quello per cui è stato dimostrato, non per tutto il resto.

Quando l'intestino è troppo "veloce"

Uno studio giapponese del 2019 ha coinvolto 44 volontari sani (22 uomini, 22 donne) con tendenza a evacuazioni frequenti e feci relativamente molli, un profilo simile a quello dell'IBS a prevalenza diarroica. Dopo 3 mesi di PHGG, la consistenza delle feci (misurata con la scala di Bristol) è migliorata significativamente, avvicinandosi a valori più normali. La frequenza delle evacuazioni, invece, non è cambiata. È stato osservato anche un aumento di Bifidobacterium nel gruppo PHGG. Questo risultato ricorda un punto spesso trascurato: una fibra non deve necessariamente "far andare di più" in bagno per essere utile. Può contribuire a regolare la consistenza, il che è un beneficio diverso, ma altrettanto concreto, dal semplice aumento della frequenza.

Quando il problema è la stitichezza

Su questo fronte il PHGG ha uno degli insiemi di prove più solidi: una revisione sistematica con meta-analisi ha messo insieme 15 trial per un totale di 325 partecipanti sani, mostrando un miglioramento significativo della frequenza delle evacuazioni. L'analisi ha anche individuato una relazione dose-risposta, suggerendo che una dose di circa 5-7 grammi al giorno sia sufficiente per ottenere un miglioramento nella maggior parte delle persone sane con tendenza alla stitichezza. Questo non significa che 5-7 grammi siano "la dose universale", in quanto la risposta ad una fibra dipende sempre da persona a persona, dalla dieta complessiva, dall'idratazione e dal contesto clinico. Ma significa che il PHGG non è un'ipotesi teorica: è stato misurato, con numeri, nell'uomo.

La cosa più sorprendente quindi: funziona sia quando l'intestino è lento, sia quando è troppo veloce

A prima vista sembra un controsenso. Se una fibra aumenta le evacuazioni, perché dovrebbe essere utile anche quando le feci sono già troppo molli? La risposta è che il ruolo del PHGG non è tanto quello di un "acceleratore intestinale", quanto quello di un modulatore della funzione intestinale. Gli studi mostrano effetti diversi a seconda della popolazione e dell'obiettivo osservato: miglioramento della frequenza in chi soffre di stitichezza, normalizzazione della consistenza in chi ha feci troppo molli, riduzione di gonfiore e gas in chi ha IBS. Inoltre, ha dimostrato di migliorare una serie di sintomi osservati anche nella sovracrescita di metanogeni (SIBO-IMO), come il miglioramento dei movimenti intestinali, un ridotto gonfiore addominale e la ridotta necessità di lassativi clisteri ed è in grado anche di aumentare i livelli dei principali batteri intestinali Bifidobatteri e Lactobacilli. La sua azione, insomma, non si riduce alla formula "più fibra = più feci".

Hai la SIBO e non sai più cosa fare? Nessuno ti ha spiegato davvero come affrontarla? Gonfiore, distensione addominale, fermentazione dopo i pasti, dolore, alterazioni dell’alvo, difficoltà a digerire e la sensazione di dover eliminare sempre più alimenti. Hai fatto un Breath Test. Forse hai già seguito una terapia con antibiotici come la rifaximina (Normix), hai provato integratori, diete o strategie diverse. E magari, nonostante tutto, non è successo niente e non hai ancora capito cosa dovresti fare davvero.

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Ma allora il PHGG "ripara" il microbiota?

No, non nel senso letterale del termine. Non esiste un singolo "microbiota perfetto" con cui confrontarsi, né un modello universale che permetta di dire: questo è sano, questo è malato, questo prodotto lo ripara. La situazione è molto più complessa di così. Quello che gli studi mostrano è che il PHGG può modulare la composizione e l'attività metabolica del microbiota, oltre ad avere effetti misurabili sulla funzione intestinale in contesti specifici (stitichezza, gonfiore/gas nell'IBS, consistenza delle feci). Una revisione narrativa del 2026 definisce queste evidenze promettenti, specificando però che la qualità e la solidità dei dati non è uniforme per tutti gli effetti ipotizzati, infatti alcuni ambiti, come la stitichezza, hanno prove più robuste di altri.

Ma il punto non è soltanto quali batteri hai. È che cosa fanno.

Per molto tempo abbiamo guardato al microbiota soprattutto attraverso la lente della composizione. Quanti batteri? Quali specie? Quanta diversità? Ma oggi sappiamo che non è sufficiente, perchè due persone possono avere microbioti molto diversi e, allo stesso tempo, svolgere funzioni intestinali relativamente simili e proprio per questo è fondamentale guardare anche alla funzione metabolica. Il PHGG è interessante proprio perché alcuni studi hanno osservato modificazioni non soltanto dei microrganismi, ma anche dei metaboliti prodotti nell'ambiente intestinale.

In Conclusione

Il PHGG non è una bacchetta magica, non "resetta" il microbiota, non cura automaticamente la disbiosi, non sostituisce una dieta varia e ricca di fibre vegetali. Ma è una delle poche fibre prebiotiche con una letteratura clinica umana solida, con numeri precisi e studi controllati alle spalle, che ha mostrato di poter:

  • modificare la composizione e l'attività metabolica del microbiota (aumento di butirrato e acetato, cambiamento di specifici gruppi batterici);

  • migliorare la frequenza delle evacuazioni in chi soffre di stitichezza, a dosi di circa 5-7 g/die;

  • normalizzare la consistenza delle feci in chi tende ad averle troppo molli;

  • ridurre gonfiore e gas in persone con sindrome dell'intestino irritabile, a dosi di 6 g/die.

Forse la domanda giusta, allora, non è più "il PHGG ripara il microbiota?", ma: "Che cosa succederebbe al mio intestino se iniziassi a nutrire il microbiota, invece di limitarmi ad aggiungere batteri?" È una domanda a cui la ricerca scientifica sta iniziando, con dati alla mano, a dare qualche risposta. La fibra prebiotica PHGG (gomma di guar parzialmente idrolizzata) non è un antimicrobico, ma un supporto complementare con evidenze cliniche solide nel contesto IBS/SIBO. È ben tollerata e spesso utilizzato insieme ad altre terapie SIBO, ma dovrebbe essere introdotto gradualmente per garantire la tolleranza. Dosaggi tipici studiati si collocano tra 5 e 7 g/die. Inoltre, uno studio del 2010 ha dimostrato una maggiore efficacia della rifaximina per l'eradicazione del SIBO se combinata proprio con la gomma di guar parzialmente idrolizzata.

N.B. Le informazioni riportate in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono il parere del medico o di altri professionisti sanitari qualificati, ai quali è sempre opportuno rivolgersi per una valutazione personalizzata.

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Chi sono

Sono il Dott. Giuseppe Eros Buonarota, biologo nutrizionista (Certified Functional Medicine Practitioner) specializzato nei disturbi intestinali (IBS, SIBO, disbiosi e microbiota). Da oltre 10 anni lavoro nell’ambito dell’endoscopia digestiva e della gastroenterologia, occupandomi quotidianamente di patologie gastrointestinali e seguendo pazienti con disturbi intestinali cronici.

Nel mio studio a Milano e online aiuto persone che da anni convivono con:

• gonfiore addominale

• intestino irritabile

• SIBO e disbiosi

• intolleranze alimentari

• disturbi digestivi persistenti

Riferimenti:

  1. Reider SJ, Moosmang S, Tragust J, et al. Prebiotic Effects of Partially Hydrolyzed Guar Gum on the Composition and Function of the Human Microbiota—Results from the PAGODA Trial. Nutrients. 2020;12(5):1257.

  2. Niv E, Halak A, Tiommny E, et al. Randomized clinical study: Partially hydrolyzed guar gum (PHGG) versus placebo in the treatment of patients with irritable bowel syndrome. Nutr Metab (Lond). 2016;13:10.

  3. Yasukawa Z, Inoue R, Ozeki M, et al. Effect of Repeated Consumption of Partially Hydrolyzed Guar Gum on Fecal Characteristics and Gut Microbiota. Nutrients. 2019;11(9):2170.

  4. Kapoor MP, Sugita M, Fukuzawa Y, Okubo T. Impact of partially hydrolyzed guar gum (PHGG) on constipation prevention: A systematic review and meta-analysis. J Funct Foods. 2017;33:52-66.

  5. Scarpellini E, Roselli F, Scarcella M, et al. Guar Gum, Partially Hydrolyzed Guar Gum, and Human Gut Health: A Narrative Review. Rev Recent Clin Trials. 2026.

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