IBS, gonfiore e diarrea: la Glutammina, l’amminoacido di cui nessuno ti parla che può aiutare davvero l’intestino

La glutammina può aiutare chi soffre di IBS e disturbi intestinali? Scopri come supporta la barriera intestinale e riduce gonfiore, diarrea e dolore. Probiotici, fibre e altri integratori per IBS: cosa funziona davvero

Dott. G. Eros Buonarota - Biologo Nutrizionista | Certified Functional Medicine Pratictioner - Milano

2/2/20268 min read

Glutammina e intestino irritabile: evidenze scientifiche, funzione della barriera intestinale e applicazioni cliniche

La glutammina è un amminoacido non essenziale, il più abbondante nel corpo umano, fondamentale per il metabolismo delle cellule intestinali e per il mantenimento dell’integrità della barriera intestinale.

La glutammina può essere utile nel miglioramento dei sintomi della sindrome dell’intestino irritabile (IBS), in particolare nei pazienti con IBS post-infettiva e con predominanza di diarrea (IBS-D) associata ad aumentata permeabilità intestinale. Un trial randomizzato e controllato con placebo ha dimostrato che la supplementazione orale di glutammina alla dose di 5 g tre volte al giorno per 8 settimane riduce in modo significativo la gravità dei sintomi, la frequenza delle evacuazioni, migliora la consistenza delle feci e contribuisce alla normalizzazione della permeabilità intestinale rispetto al placebo, mostrando al contempo un profilo di sicurezza favorevole (PMID: 30108163). Alcune formulazioni sinbiotiche contenenti glutammina hanno inoltre mostrato benefici su dolore addominale e benessere globale in piccoli studi clinici. Tuttavia, le principali linee guida internazionali non raccomandano l’uso routinario della glutammina in tutti i pazienti con IBS, a causa di un’evidenza ancora limitata ed eterogenea, suggerendo piuttosto un impiego mirato in sottogruppi selezionati (PMID: 40346863).

Inquadramento fisiopatologico dell’IBS

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo gastrointestinale funzionale caratterizzato da dolore addominale ricorrente associato ad alterazioni dell’alvo, in assenza di patologia organica strutturale evidente. Storicamente, l’IBS è stata interpretata come una condizione prevalentemente psicosomatica; tuttavia, negli ultimi due decenni questa visione è stata progressivamente superata grazie all’identificazione di alterazioni biologiche misurabili in sottogruppi di pazienti. Le evidenze attuali indicano che l’IBS è una condizione multifattoriale che coinvolge disfunzione della barriera intestinale, infiammazione mucosale di basso grado, alterazioni del microbiota e ipersensibilità viscerale (PMID: 24965526; PMID: 28498331). In questo contesto, la barriera intestinale emerge come un elemento centrale nella fisiopatologia della malattia.

Barriera intestinale e permeabilità: implicazioni nell’IBS

La barriera intestinale è costituita da un epitelio monostratificato connesso da complessi proteici noti come tight junctions, responsabili della regolazione della permeabilità paracellulare. L’integrità di questa struttura è essenziale per prevenire la traslocazione di antigeni, endotossine e microrganismi dal lume intestinale alla circolazione sistemica. Diversi studi hanno dimostrato che pazienti con IBS, in particolare quelli con IBS-D e IBS post-infettiva, presentano un’aumentata permeabilità intestinale rispetto ai controlli sani (PMID: 27749689; PMID: 24965526). Questa condizione favorisce l’attivazione del sistema immunitario mucosale e contribuisce allo sviluppo di un’infiammazione cronica di basso grado, in grado di amplificare la risposta nocicettiva e la percezione del dolore viscerale.

Glutammina: ruolo metabolico e funzione nell’epitelio intestinale

La glutammina è l’amminoacido libero più abbondante nel plasma e nei tessuti ed è una fonte energetica primaria per gli enterociti. A differenza di altri tessuti, le cellule intestinali utilizzano la glutammina preferenzialmente rispetto al glucosio per sostenere la proliferazione, la differenziazione e il mantenimento della funzione di barriera (PMID: 28498331). In condizioni di stress fisiologico, infiammazione, infezione o malattia cronica, la glutammina diventa un amminoacido condizionatamente essenziale, poiché la produzione endogena non è più sufficiente a coprire il fabbisogno aumentato. La deplezione di glutammina è stata associata a un deterioramento della funzione epiteliale intestinale e a un aumento della permeabilità (PMID: 27749689).

Meccanismi molecolari dell’azione della glutammina sulla barriera intestinale

A livello molecolare, la glutammina esercita un ruolo diretto nella regolazione delle tight junctions, influenzando l’espressione e la distribuzione di proteine chiave come claudina-1, occludina e ZO-1. Studi sperimentali hanno dimostrato che la carenza di glutammina porta a una riduzione dell’espressione di queste proteine e a un aumento della permeabilità paracellulare (PMID: 25972430). La supplementazione di glutammina, al contrario, è in grado di ripristinare l’integrità delle tight junctions e di ridurre la traslocazione batterica, anche attraverso la modulazione delle vie di segnalazione infiammatorie e dello stress ossidativo (PMID: 24965526; PMID: 25972430). Questi meccanismi risultano particolarmente rilevanti nei pazienti con IBS caratterizzati da infiammazione subclinica persistente.

Evidenze cliniche sull’impiego della glutammina nell’IBS

Le osservazioni sperimentali sono supportate da studi clinici randomizzati. In uno studio controllato con placebo, pazienti con IBS associata ad aumentata permeabilità intestinale trattati con glutammina hanno mostrato una riduzione significativa dei sintomi gastrointestinali, inclusi diarrea, dolore addominale e gonfiore, rispetto al gruppo placebo (PMID: 30108163). È rilevante notare che i benefici clinici risultavano maggiori nei pazienti con alterazioni documentate della permeabilità intestinale, suggerendo che l’efficacia della glutammina dipenda fortemente dal fenotipo fisiopatologico del paziente con IBS. Questo dato rafforza l’idea che l’IBS non rappresenti un’entità clinica omogenea, ma un insieme di condizioni con meccanismi sottostanti differenti (PMID: 39110917).

Glutammina nell’IBS: dosaggi, sicurezza e profili di pazienti ideali

Nei trial clinici e negli studi interventistici, la glutammina è stata generalmente somministrata a dosaggi compresi tra 10 e 30 g al giorno, suddivisi in due o tre somministrazioni (PMID: 30108163). Questo range riflette il fabbisogno elevato dell’epitelio intestinale in condizioni di disfunzione della barriera. Dal punto di vista clinico, l’introduzione graduale consente di migliorare la tollerabilità e di adattare il dosaggio alla risposta individuale del paziente.

Il dosaggio giornaliero di glutammina più studiato e raccomandato nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, in particolare nel sottotipo post-infettivo con diarrea e aumentata permeabilità intestinale, è 5 grammi per via orale tre volte al giorno (totale 15 g/die) per una durata di 8 settimane. Questo regime ha dimostrato efficacia clinica e sicurezza in uno studio randomizzato controllato, con riduzione significativa della gravità dei sintomi, della frequenza delle evacuazioni e della permeabilità intestinale rispetto al placebo, senza aumento di eventi avversi gravi. Non esistono attualmente linee guida di società scientifiche che raccomandino formalmente la glutammina per l’IBS, e il dosaggio sopra riportato si basa sui dati dei principali trial clinici. Dosi superiori a 30 g/die sono state associate a una maggiore riduzione della permeabilità intestinale in altre condizioni, ma non sono state studiate nell’IBS e possono aumentare il rischio di effetti collaterali gastrointestinali (PMID: 39397201).

La supplementazione di glutammina non è raccomandata per tutti i sottotipi di IBS, ma solo nei pazienti con IBS-D e documentata iperpermeabilità intestinale, secondo l’evidenza attuale.

Sicurezza e tollerabilità

La glutammina è considerata sicura e ben tollerata nella popolazione adulta, inclusi i pazienti con disturbi gastrointestinali funzionali. Gli effetti collaterali riportati negli studi clinici sono rari e generalmente lievi, consistendo principalmente in distensione addominale o nausea transitoria (PMID: 28498331). Studi clinici e preclinici indicano che gli effetti collaterali principali comprendono nausea, senso di disagio addominale, dolore addominale superiore, eruttazione e, più raramente, flatulenza e gonfiore. Tali sintomi risultano generalmente dose-dipendenti e più frequenti con dosaggi elevati (>0,6 g/kg di massa magra), ma rimangono di intensità lieve e transitoria nella maggior parte dei casi (PMID: 32992440).

Nei trial randomizzati condotti su pazienti con IBS-D, la frequenza di eventi avversi e di interruzione del trattamento è risultata simile tra glutammina e placebo, senza segnalazione di eventi avversi gravi (PMID: 30108163). La sicurezza a breve termine è quindi ben documentata; per l’uso cronico ad alte dosi (>30 g/die), la letteratura segnala potenziali alterazioni metaboliche, quali aumento dell’ammoniemia o modifiche del profilo aminoacidico plasmatico, descritte tuttavia principalmente in contesti clinici diversi dall’IBS.

Profili di pazienti che possono beneficiare maggiormente

Le evidenze suggeriscono che la glutammina sia particolarmente indicata nei pazienti con IBS-D, IBS post-infettiva e in soggetti con segni di aumentata permeabilità intestinale o infiammazione mucosale di basso grado (PMID: 30108163; PMID: 37108383). Anche pazienti sottoposti a stress cronico, diete restrittive prolungate o episodi infettivi intestinali possono presentare un fabbisogno aumentato di glutammina. Al contrario, nei pazienti con IBS a predominanza stitica o in assenza di alterazioni documentate della barriera intestinale, l’efficacia della glutammina potrebbe risultare limitata, sottolineando l’importanza di una selezione mirata dei pazienti (PMID: 39110917; PMID: 40142637).

Glutammina come parte di un approccio integrato

Le review più recenti sottolineano che la glutammina non dovrebbe essere considerata un intervento isolato, ma inserita in una strategia nutrizionale integrata che includa modulazione del microbiota, alimentazione personalizzata e gestione dell’asse intestino-cervello (PMID: 34533437; PMID: 40142637). In questo contesto, la glutammina agisce come supporto strutturale della mucosa intestinale, potenziando l’efficacia di altri interventi nutrizionali e terapeutici.

Altri Integratori Utili

Rispetto alla glutammina, che mostra benefici specifici e robusti in pazienti con IBS-D post-infettivo e iperpermeabilità intestinale, altri integratori come probiotici (soprattutto ceppi di Bifidobacterium e Lactobacillus) hanno dimostrato benefici clinici significativi su sintomi globali, dolore e qualità di vita in vari sottotipi di IBS, con un profilo di sicurezza ottimale. Peppermint oil è supportato da evidenza di efficacia per la riduzione del dolore addominale e dei sintomi globali, in particolare in IBS-D e IBS-M. Fibre solubili come lo psyllium sono raccomandate per la regolarità intestinale, soprattutto in IBS-C e IBS-M. Curcumina e biopeptidi da pesce mostrano effetti promettenti su permeabilità e infiammazione, ma i dati clinici sono ancora limitati. Prebiotici/sinbiotici non hanno dimostrato benefici superiori ai probiotici. Vitamina D3, palmitoiletanolamide, colostro e aloe vera, presentano segnali di potenziale utilità nel contesto dell’IBS, ma le evidenze cliniche richiedono ulteriori studi controllati per definirne il reale ruolo terapeutico.

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Conclusioni

Le evidenze scientifiche disponibili indicano che la glutammina rappresenta uno degli interventi nutrizionali più solidamente supportati per il miglioramento della funzione di barriera intestinale. In pazienti con IBS selezionati sulla base di criteri fisiopatologici, la sua supplementazione può contribuire a una riduzione clinicamente significativa dei sintomi e a un miglioramento della qualità di vita. Un approccio fondato sulla comprensione dei meccanismi biologici sottostanti, piuttosto che su strategie generalizzate, appare essenziale per una gestione moderna ed efficace della sindrome dell’intestino irritabile.

Nota : Questo articolo ha finalità puramente informative e non sostituisce in alcun modo il parere del medico o di altri professionisti della salute. Evita il “fai da te”: ogni percorso terapeutico deve essere personalizzato e valutato insieme al tuo specialista di riferimento.

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